| Disastro idrogeologico nell’area dell’Arena di Catania |
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In questi giorni si discute molto del rischio idrogeologico nell’area dell’Arena di Catania. Le piogge di venerdì scorso hanno causato l’allagamento di via San Giuseppe La Rena, del villaggio Santa Maria Goretti con abitazioni, negozi ed esercizi commerciali richiedendo l’intervento di mezzi speciali delle forze pubbliche. La presenza dell’acqua ha paralizzato la circolazione dei veicoli impedendo perfino il passaggio verso l’aeroporto. Questi fenomeni, in quest’area, si verificano ogni qual volta le precipitazioni diventano intense e nelle stagioni autunno e inverno sono assai frequenti. Per capire il manifestarsi di questi fenomeni è necessario conoscere gli aspetti naturali che possiede l’area e la cronologia degli interventi effettuati sulla stessa da parte dell’uomo. Tutto il comprensorio è caratterizzato dalla presenza di suoli alluvionali di natura limosa e argillosa e da falde acquifere superficiali. L’acqua che raggiunge il suolo, proveniente dal torrente e dalle precipitazioni ha un dinamismo limitato prevalentemente agli orizzonti superficiali; il suolo, inoltre, è caratterizzato dalla presenza di strati impermeabili. L’acqua non raggiunge gli orizzonti profondi e gli spazi dell’ orizzonte superficiale vengono saturati velocemente così che essa può affiorare per diversi decimetri sopra il piano del terreno fino a formare pantani di modesta profondità. Queste superfici, pertanto, per loro natura, sono sempre state interessate da esondazioni e impantanamento, fenomeni questi che non sono da considerare di carattere eccezionale ma ordinario in luoghi con siffatte caratteristiche. Dette aree erano parte costituente del vasto complesso di zone umide di Catania ormai ridotto a piccoli frammenti. Per fronteggiare queste esondazioni, sono stati compiuti interventi che argineranno il problema per breve tempo. Questi interventi hanno contribuito a degradare l’ambiente e a renderlo ancora più vulnerabile. Negli scorsi giorni, infatti, precisamente tra sabato 15 ottobre e domenica 16, una ruspa era all’opera lungo l’alveo del torrente Forcile che ha provveduto alla eliminazione integrale della vegetazione naturale, rappresentata da un esteso canneto. Questo torrente, sopravvissuto alla selvaggia urbanizzazione dell’area, attraversa il villaggio Goretti ed esonda con le precipitazioni contribuendo ad allagare le superfici circostanti. Il torrente è divenuto ricettacolo di rifiuti e gli argini sono stati cementificati così da apparire come un canale di gronda. Alcune delle modificazioni causate dall’uomo in ambienti presenti in questa vasta area, come l’alterazione pocanzi menzionata, hanno innescato dei processi di degrado talvolta irreversibili che hanno certamente aumentano i rischi idrogeologici nel territorio mettendo a rischio la vita della popolazione umana che vi risiede.
E’ necessario evidenziare che la presenza della vegetazione naturale attenua tali rischi ma gli interventi che si effettuano non tengono conto di questi aspetti.
La problematica è divenuta complessa e di non facile soluzione ed intanto la popolazione si ribella con proteste e pretese. Bisognerebbe tuttavia riflettere su quanto l’uomo, in questi ultimi quarant’anni, abbia modificato in modo così profondo questa area umida di inestimabile valore che è sempre “appartenuta” veramente alle migliaia di uccelli acquatici che la popolavano.
Infine vogliamo segnalare l’uso strumentale dell’emergenza, come se si stesse parlando di situazioni imprevedibili. Il sospetto è che si voglia utilizzare le comprensibili proteste degli abitanti per giustificare interventi e finanziamenti su opere tampone da realizzare immediatamente e scavalcando in tal modo le normative di tutela ambientale; opere che risulteranno addirittura peggiorative nel lungo periodo. I problemi delle esondazioni vanno affrontate continuamente con una politica coerente, in particolare diminuendo le aree impermeabilizzate e con interventi di ingegneria naturalistica, non con colate di cemento che finiscono per fare il gioco dei soliti interessi legati al cemento e che hanno già distrutto gran parte dei fiumi siciliani aggravandone le problematiche sia dal punto di vista naturale sia per la popolazione locale.
Il Presidente WWF Catania dott. Maurizio Musmeci |




