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Catania, 4 maggio 2012
Al sig. Sindaco del Comune di CATANIA
Alla Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Catania
All’assessore ambiente Provincia di Catania
Al CPS Provincia di Catania
All’assessore ambiente Regione Siciliana
Al CRPPN
p.c. alla Procura della Repubblica di Catania p.c. agli organi di informazione
OGGETTO: Catania - Intervento ID n.8.190 A.T.I. Portnal Italiana S.p.A. – Oasi del Simeto – Studio Petrina s.r.l. nell’ambito del P.R.U.S.S.T. Osservazioni ed opposizioni.
Premesso che
L’intervento proposto ricade interamente all’interno della riserva naturale regionale denominata “Oasi del Simeto”, istituita con Decreto 14 marzo 1984, riserva naturale orientata al fine di favorire ed incrementare le condizioni per la sosta e la nidificazione della fauna ed il restauro della vegetazione psammoalofila e mediterranea.
Gran parte del territorio della riserva è stato riconosciuto quale Sito di Importanza Comunitaria (SIC ITA070001 Foce del fiume Simeto e lago Gornalunga) e Zona di Protezione Speciale (ZPS ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del fiume Simeto e area antistante la foce), ai sensi delle direttive nn.92/43/CEE e 79/409/CEE, a conferma della rilevanza naturalistica del sito. E la Direttiva Habitat si fonda sulla necessità di un innalzamento del livello di naturalità di siti in cui sono eventualmente presenti fenomeni di deterioramento ambientale (come ribadito dal Ministero dell’Ambiente con il decreto del 3 settembre 2002, che detta le linee guida per la gestione dei siti “Natura 2000”).
L’intervento in oggetto prevede la distruzione della riserva naturale e delle aree tutelate in sede comunitaria con una serie di azioni del tutto incompatibili con le stesse:
- E’ prevista un’incredibile e distruttiva cementificazione della zona B con una previsione di costruzioni con un indice di 0.08 mq/mq di superficie edificata sul totale della superficie TERRITORIALE, che, in base ad un’altezza media di interpiano di 3.30 m, corrisponderebbero a 0.26 mc/mq, cioè circa dieci volte l’indice consentito dalla legge nel territorio agricolo.
- Si realizzerebbero nuove costruzioni per circa 300.000 mq edificati, che, stimando un’altezza media di interpiano di m. 3,30, sarebbero circa un milione di metri cubi, corrispondenti a 10.000 vani teorici residenziali. Per quanto si possa ricorrere alle tecniche ecologiche più sofisticate, è alquanto arduo comprendere come tutto ciò possa garantire una armonica integrazione del territorio dell’area di pre-riserva nel sistema di tutela ambientale della riserva, né come l’impermeabilizzazione del suolo, l’illuminazione notturna, i rumori della presenza umana stimabile in svariate migliaia di persone, possano conciliarsi con la tutela di una zona umida di interesse ambientale di rilevanza europea e non pregiudicare il delicato equilibrio necessario al fine di favorire ed incrementare le condizioni per la sosta e la nidificazione della fauna ed il restauro della vegetazione psammoalofila e mediterranea. In particolare sono previsti:
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- E’ previsto lo stravolgimento della costa e l’escavazione di un’area di oltre 56 ettari prevista per la creazione di uno specchio d’acqua interno, da adibire a porto canale per 1.200 posti barca (area risorsa n.1). Ulteriore azione che danneggerà a naturalità del sito, le condizioni per la sosta e la nidificazione della fauna ed il restauro della vegetazione psammoalofila e mediterranea.
- E’ prevista la realizzazione in campo da golf (area risorsa n.2) di 182 ettari trasformati con inevitabili costruzioni di servizio e di fruizione e catastrofici fabbisogni di acque di irrigazione destinati a creare un ambiente del tutto artificiale e che nulla ha a che fare con le peculiarità naturali della riserva e delle aree di Rete natura 2000.
- E’ previsto il cd “parco del mediterraneo” di 51 ettari (area risorsa n.3), con le sue coltivazioni artificiali ed il suo albergo di 30/40 piani proposto su un’area delicatissima e ad elevatissimo rischio di inondazione (tra la foce del Simeto e la vecchia ansa, per la quale già nel decreto di approvazione del PRG di Piccinato, nel lontano 1969, fu prescritta la totale inedificabilità per motivi idrogeologici).
- Non si prevede alcun serio intervento di demolizione dei villaggi abusivi che ad oggi impediscono uno sviluppo turistico compatibile all’ambiente naturale come già avvenuto efficacemente nella riserva di Vendicari, riserva che dovrebbe essere presa ad esempio su come gestire la riserva del Simeto. Per i villaggi abusivi è previsto il risanamento, con la realizzazione di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, senza distinguere tra costruzioni totalmente incompatibili con la riserva o chiarire in cosa consisterebbe tale “risanamento”. Non si dice neanche come si intenda ottemperare all’obbligo di eliminazione di tutte quelle strutture che appaiono incompatibili, per ragioni naturalistiche e paesaggistiche, con le finalità istitutive della riserva, per come prescritto dall’art.3 del D.A. 13/3/2002 con specifico riferimento ai villaggi abusivi già esistenti.
- Infine non viene lasciato alcuno spazio per le attività agricole e di allevamento, destinate a scomparire definitivamente, mentre tutte le aree della pre-riserva non compromesse dall’edificazione di villaggi abusivi, vengono destinate esclusivamente ad usi turistico-ricreativi, sportivi e di servizi vari, nonché a “parchi” artificiali finalizzati alla fruizione ed al godimento dei visitatori (quindi anch’essi a finalità turistico-ricreative), ma non certo alla valorizzazione delle risorse locali, né alla protezione della riserva ed all’innalzamento della naturalità del sito.
Sebbene la proposta di progetto si limita ad intervenire sull’area di pre-riserva (zona B della R.N.O. destinata a parco territoriale urbano), in base all’articolo 3 del D.A. 13 marzo 2002, per essa dovrà prevedersi un equilibrato rapporto tra attività agricole e di allevamento ed attività turistiche e sportive, L’art.4 prescrive peraltro che il piano di utilizzazione della pre-riserva debba prevedere iniziative di valorizzazione da individuarsi fra quelle previste nell’ultimo comma dell’art.7 della L.R. n.98/81 e, cioè, di valorizzazione delle risorse locali con particolare riguardo alle attività artigianali, silvo-pastorali, zootecniche e alla lavorazione dei relativi prodotti, nonché alle attività ricreative, turistiche e sportive. Ancora l’art.4 recita che il Piano dovrà garantire un’armonica integrazione del territorio dell’area di protezione della riserva (pre-riserva) nel sistema di tutela ambientale della riserva.
Inoltre non si tiene conto degli impatti che tali interventi avrebbero sia sulla zona A della riserva sia sulle aree SIC e ZPS, in ciò secondo noi violando la normativa europea che ne ha permesso l’istituzione.
Si fa presente inoltre che oltre agli aspetti di merito sopra indicati vi sono anche degli aspetti di tipo economico e procedurale che vanno messi in risalto.
Per la zona B della Riserva è prevista la redazione del Piano di Utilizzo. La redazione del Piano di Utilizzo è stata affidata dal Comune di Catania negli anni 2000 ad uno Studio di Progettazione (arch. Arena). Lo studio preliminare sul Piano di Utilizzo è stato consegnato al Comune nel 2004, che l’ha approvato. Per la prosecuzione dell’iter, dopo la concertazione con tutte le forze sociali già avvenuta, occorreva che la Regione Siciliana stanziasse i fondi per completare gli studi sulle componenti ambientali della riserva e della preriserva e quindi per la progettazione definitiva del Piano Particolareggiato.
Nel frattempo gli studi sulle componenti ambientali della riserva sono stati effettuati tramite il Piano di Gestione della ZPS ITA0070029 e del SIC ITA0070001 redatto dalla Provincia di Catania (tramite incarico esterno ad altri Studi di Consulenza Ambientale) ed approvati dalla Regione Siciliana con apposito decreto e pagati dalla stessa, tramite la Provincia.
Pertanto il Comune di Catania, invece di assicurare la continuità amministrativa, dà un colpo di spugna alla gestione partecipata dell’area della preriserva e indìce una Conferenza di servizi su un progetto redatto senza alcun riferimento ai valori ambientali della riserva/SIC/ZPS e senza sapere se il progetto è compatibile col mantenimento dei valori ambientali o meno!
Infatti nella redazione del progetto PRUSST mancano gli studi ambientali preliminari (oltre che la VAS e la VI). Ciò significherebbe che anche lo Studio Petrina ed Associati deve redigere ulteriori Studi sulla compatibilità ambientale degli interventi previsti dal progetto PRUSST con i valori ambientali dell’area.
Per l’ennesima volta studi sulla medesima area ed impegno di risorse economiche pubbliche. Si fa presente a tal proposito che i progetti in Project Financing sono comunque pagati dai cittadini che si caricano oltre al costi delle opere in sé (così come avviene per un’opera pubblica) anche costi e utili di impresa per la gestione dell’intera operazione e gli interessi bancari sui capitali anticipati dalle banche per la realizzazione delle opere.
Ci sembra che tutto ciò basti per una denuncia alla Corte dei Conti sullo sperpero di denaro pubblico!
Tutto ciò considerato le seguenti Associazioni vista l’assoluta incompatibilità degli interventi previsti con la tutela della riserva Oasi del Simeto e delle aree SIC e ZPS, tutelate da normativa europea, e l’incredibile danno che ciò darebbe alla biodiversità di tutta l’area, e forse la definitiva distruzione della riserva Oasi del Simeto e delle aree di rete natura 2000
chiedono
a tutte le Autorità in indirizzo, ognuna secondo la propria competenza, di agire al fine di bloccare del tutto questo devastante progetto.
CITTA’INSIEME - “FORUM NAZIONALE SALVIAMO IL PAESAGGIO DIFENDIAMO I TERRITORI” SEZ. DI CATANIA - ITALIA NOSTRA CATANIA – LIPU CATANIA - COMITATO CITTADINO PORTO DEL SOLE - WWF CATANIA – CENTRO ASTALLI CATANIA - CISPA - COMITATO BORGO MARINARO DI OGNINA – ISTITUTO ITALIANO DEI CASTELLI - LA CITTA’ FELICE - MOVIMENTI CIVICI SICILIA DELEGAZIONE DI CATANIA – ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO AMBIENTALE “PUMA BIANCA” - ASSOCIAZIONE RITA ATRIA – ASSOCIAZIONE ONLUS “STELLE E AMBIENTE”
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